I vitigni siciliani custodiscono storie, leggende, miti, tradizioni popolari.

Quella del Moscato bianco di Siracusa, uno dei vitigni siciliani più noti, coincide con la storia di Siracusa e inizia più di 2500 anni fa. Come un antico cantore, mentre ci avvolge con i suoi profumi e ci ammalia con i suoi sapori, il nostro calice di Moscato di Siracusa ci conduce per mano attraverso gli intricati sentieri del mito e della storia.

Tutto iniziò con un viaggio per mare.

I Corinzi, guidati da Archia in cerca di una nuova patria, salparono in primavera, la prua rivolta verso Occidente. Imbarcarono ceppi di vite, tra cui quella comunemente chiamata Biblina (originaria dei Monti Biblini della Tracia, patria – si diceva – del dio Dioniso), dalle uve bianche e dolcissime, tratto distintivo del vino Biblino che se ne ricavava. Introdussero in Sicilia l’arte di coltivare la vite e di fare il vino. Un’arte che i Greci prima e i Romani poi continuarono nel tempo ad affinare, migliorando le tecniche di selezione delle viti e di vinificazione, al punto da ottenere produzioni vinicole, tra cui gli antenati del nostro Moscato bianco, di elevata qualità che furono esportate in tutta l’area del Mediterraneo e fecero della Sicilia sud-orientale il centro di fiorenti traffici commerciali. Il vino divenne a Siracusa, per secoli, attività preponderante e solida base dell’economia cittadina.

Racconti di vitigni siciliani: Pollio, re di Siracusa, tra storia o leggenda

Le fonti antiche lo chiamavano vino Biblino, ma anche Pollio. Un altro, curioso tassello che si aggiunge a questo appassionante racconto sulle origini del Moscato di Siracusa, che inizia con una traversata per mare e la fondazione di una nuova città: lo storico Hippis di Reggio (V sec. a. C.) allude a un vino che si produceva nella regione di Siracusa e che era chiamato Pollio proprio perché la vite (il cui nome era Eileos, “tortuosa”, “che si attorciglia”, e Biblina) fu introdotta a Siracusa da un argivo di nome Pollis, il quale ne ricavò un vino che i Siracusani chiamarono Pollio in suo nome. Difficile dire chi fosse realmente Pollis: le fonti ne parlano come re (basileus) o tiranno di Siracusa in età arcaica, una figura a metà tra storia e leggenda. E che potrebbe ricollegarsi alla presenza di un gruppo di argivi tra i coloni corinzi fondatori di Siracusa, secondo un’interpretazione parallela e molto suggestiva per cui Archia, l’ecista, discenderebbe da un ramo argivo degli Eraclidi.

Racconti di vitigni siciliani: la figlia del re e il servo

A un altro tiranno – Falaride – è associata una leggenda che, in qualche modo, aggiunge ulteriori considerazioni e notazioni sulle peculiari caratteristiche del Moscato di Siracusa.
Falaride aveva una figlia cieca. La fanciulla era ghiotta dell’uva dolce che cresceva sui tralci di vite di un vitigno della sua città. Questa vigna, custodita come un tesoro prezioso, era sorvegliata da un servo che aveva l’incarico tenere lontani, cacciandoli con un ramoscello, gli insetti, in particolare le api, che si posavano sui chicchi d’uva e li danneggiavano. Un giorno il servo, vinto dalla fatica e dalla calura del giorno, sì addormentò. Al suo risveglio, si accorse con sgomento che le api avevano bucherellato gli acini d’uva. Quando, però, giunse la fanciulla e ne assaggiò, com’era sua consuetudine, uno, fu entusiasta del nuovo sapore: era completamente diverso dal solito, infinitamente più dolce. Se fosse stata – si interrogarono tutti – la dea Demetra a causare il sonno del servo in modo che le api si posassero sull’uva, rompessero la buccia e conferissero così agli acini quella soave dolcezza?

Un fatto è certo: Plinio il Vecchio ci ricorda che l’uva del Moscato era detta anche “apiana”, perché era talmente dolce da attirare le api e competere con il miele da loro prodotto.
In generale, edùs e glukùs erano gli aggettivi usati più di frequente per indicare le caratteristiche precipue e le indiscusse qualità del vino derivato da questo vitigno: il suo profumo era, inoltre, così intenso che, a partire dal 1200, oltre a designare vini dolci aromatici, destinati a un pubblico d’élite, il termine Moscato entrò nel linguaggio comune come sinonimo di aromatico, profumato, speziato.

I vitigni di Moscato, insieme ad altri vitigni siciliani, hanno rischiato di scomparire del tutto alla fine dell’800 a causa della fillossera. Nel 1973 e nel 2011, sono stati approvati due disciplinari per attribuire la denominazione di origine controllata (DOC) ai vini Moscato prodotti nell’area geografica del siracusano, definendo requisiti e condizioni per la tutela e valorizzazione di questa eredità lasciata dai Greci che, come un bene prezioso, va custodita e protetta.

Le Cantine Gulino organizzano a Siracusa, nell’antico casolare in Contrada Fanusa, aperitivi e degustazioni, individuali e di gruppo, su prenotazione: un’occasione per scoprire i bianchi e i rossi della cantina, lasciarsi rapire dai sapori e dai profumi della nostra terra e vivere un’esperienza di gusto unica con il Moscato di Siracusa Don Nuzzo.

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