Il Moscato di Siracusa è un vino siciliano che si ottiene esclusivamente da uve di Moscato bianco, vitigno tra i più antichi e prestigiosi d’Italia. Da queste uve, le Cantine Gulino ricavano i vini dolci Don Nuzzo DOC e Jaraya DOC. Un alone di mistero, tra leggenda e documentazione storica, ne circonda le origini: era il moscato un vitigno autoctono oppure fu portato in Sicilia in un preciso momento storico? E da chi? Sembra uno di quei racconti intorno al fuoco, da ascoltare tenendo un buon calice di vino in mano: narra, infatti, la leggenda che Pollis, mitico tiranno di Siracusa, vi introdusse la cosiddetta uva Biblia (alcuni monti della Tracia si chiamavano Biblini) e da questa ricavasse un vino, chiamato Pollio in suo onore. Lo scrittore greco Ateneo (Deipnosofisti, 1,31b; 1, 29b-c) attesta che, nei dintorni di Siracusa, si produceva un vino di qualità conosciuto con il nome di Pollio. La sua fonte è uno storico italiota del V sec. a. C., Hippis di Reggio, secondo il quale il Pollio si ricavava da una vite di nome Eileos (“vite che si attorciglia”), talvolta chiamata Byblinos, che fu importata dall’Italia peninsulare in Sicilia e qui impiantata fin dalla prima età arcaica, ricollegabile alla tradizione di un vino dolce originario della Fenicia o della Tracia. Secoli dopo, Plinio il Vecchio identificò il Pollio con un vino dolce chiamato Haluntium, che «nasceva in Sicilia e aveva sapore di mosto».

Fu Saverio Landolina Nava a dissolvere le nebbie che ammantano di mito questo vino siciliano: in un trattato che scrisse su questo argomento, il celebre archeologo siciliano (Catania 1743 – Siracusa 1814) ipotizzò che il Pollio fosse davvero l’antenato di quel Moscato siracusano da lui tanto apprezzato e raccomandato agli amici, ai quali ne decantava le lodi perché «non era debole, non aspro, non ingrato a bere, ma spiritoso, dolce e soave». È, forse, il Moscato di Siracusa il vino più antico d’Italia? Saverio Landolina era, tra l’altro, quasi astemio, ma amava degustare i vini siciliani per coglierne gli aspetti più caratteristici, inviandone poi le bottiglie agli amici definendo la bevanda «linfa divina della terra di Sicilia».