Il vino come racconto del territorio:
Siracusa da scoprire

Siracusa, tra le più belle città da visitare in Italia - Cantine Gulino Siracusa

Siracusa è tra le città da visitare in Italia: non solo per i suoi paesaggi bellissimi, il suo mare azzurro e cristallino, le sue spiagge che alternano agli scogli la finissima sabbia dorata, il bel tempo fino a ottobre inoltrato e gli inverni miti. Siracusa, anche solo a pronunciarne il nome, evoca mito, storia, arte e tradizioni, crocevia di popoli e culture la cui presenza è evidente nella sua millenaria stratificazione.

Da Contrada Fanusa, dove si producono i vini delle Cantine Gulino, a un passo dalle località di mare di Terrauzza, Plemmirio, Arenella, Ognina, Fontane Bianche, si arriva in città percorrendo la moderna via Elorina, il cui nome deriva dalla Helorine odos, l’antica direttrice che conduceva all’insediamento di Eloro e che, prima di giungere a Siracusa, passava per l’Olympeion, il tempio extraurbano dedicato a Zeus Olimpio.

Esso dominava, da un’altura, tutta la città, ma oggi solo due colonne restano a testimoniarne l’esistenza. Secondo le fonti antiche, la zona che circondava il tempio era chiamata Polichne: vi si producevano vasetti votivi contenenti oli che i marinai, poi, spargevano in mare per propiziare la navigazione. Una grande statua di Zeus Olimpio era custodita all’interno del tempio, nel quale si conservavano anche le tavole con i nomi di tutti i cittadini idonei alle armi.

Giunti al fiume Ciane, ecco apparire Siracusa, colonia greca fondata dai Corinzi nell’VIII secolo a. C.

Viaggio tra i quartieri storici di Siracusa

Superato il ponte sul fiume, si rivela il profilo di Ortigia, l’isolotto che, prepotentemente, si allunga sul mare. Sull’estrema punta, quasi a guardia dell’orizzonte, spicca il Castello Maniace, la fortezza sveva che fu di Federico II, testimonianza della presenza normanna a Siracusa. Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni, Francesi, Spagnoli: tutti hanno lasciato il segno del loro passaggio, ancora oggi leggibile nelle architetture degli edifici, nell’arte e nella cultura.
La città si espanse in breve tempo, al punto che all’originario nucleo di Ortigia si aggiunsero Acradina, Tyche, Neapolis ed Epipoli: era la Pentapoli descritta dal geografo greco Strabone, circondata da una cinta muraria lunga 28 chilometri.

Ortigia è il centro storico di Siracusa, nucleo più antico della città: qui il tiranno Dionisio il Vecchio eresse la sua roccaforte. Dotata di due porti naturali (Porto Grande e Porto Piccolo), pare fosse collegata già anticamente alla terraferma da un argine in pietra o da uno stretto ponte. Nonostante fosse, per sua stessa natura, inespugnabile, l’Insula fu protetta da mura e fortificazioni: il Pentapylon, per esempio, la metteva in collegamento con Acradina.
Tante le evidenze archeologiche, architettoniche di tutti i periodi storici e i luoghi da visitare in Ortigia, che può essere percorsa a piedi o in bicicletta: solo per citarni alcuni, gli imponenti resti del tempio di Apollo; la Cattedrale – in origine tempio di Atena – in Piazza Duomo; la Fonte Aretusa; il Castello Maniace; la Piazza Archimede con la fontana di Diana; le innumerevoli chiese, i palazzi nobiliari e gli edifici medievali, rinascimentali, barocchi; il Museo Bellomo.

Acradina era detta “città di fuori”. Situata immediatamente a nord di Ortigia, qui si trovava, infatti, l’arsenale navale (neoria), i cui resti sono ancora visibili nei pressi dello Sbarcadero di Santa Lucia. Alcuni tratti della grande strada – la via lata perpetua, uno dei principali decumani della città – che attraversava Acradina in direzione est-ovest, si possono scorgere nell’area archeologica di Piazza della Vittoria, a ridosso del Santuario della Madonna delle Lacrime.
Livio e Cicerone raccontano la sontuosità dell’antica Acradina, sede del foro di Siracusa e, quindi, di numerosi edifici sacri e pubblici: l’Ara della Concordia, la Curia (con vestibolo, sedili o gradinate per le pubbliche assemblee), il Pritaneo (dove il magistrato locale esercitava le sue funzioni), un arco eretto in onore del discusso governatore romano della Sicilia, Verre. Ancora oggi, passeggiando nel parco dei Villini, i resti di tre colonne evocano la ricchezza del passato.
Sulla via Elorina si possono ammirare i resti di un antico complesso monumentale, conosciuto come il “Ginnasio romano”, che comprende un piccolo teatro, un portico e un tempio. Muovendo verso la parte alta della città, si possono visitare le catacombe di Santa Lucia e di San Giovanni, le Latomie dei Cappuccini, la più grande delle latomie siracusane.
Gli amanti della bici, possono percorre la pista ciclabile nei pressi del Monumento ai Caduti e ammirare il panorama della splendida costa siracusana.

Tyche era così chiamata, anticamente, perché, secondo le fonti, vi sorgeva un tempio dedicato alla Dea Fortuna: era un sobborgo di Acradina, come inizialmente Neapolis.

Neapolis era, invece, la “Città Nuova”. Visse la sua massima espansione durante il regno di Ierone II: munita di mura, ricca di edifici monumentali e prestigiosi, meritò l’appellativo di “maxima”. La via lata perpetua giungeva fin qui, nella parte alta della città, dove oggi il Parco archeologico della Neapolis custodisce i suoi magnifici tesori: l’anfiteatro romano (con i resti dell’arco dedicato all’imperatore Augusto), l’ara di Ierone, le latomie (Paradiso, Intagliatella e Santa Venera), l’orecchio di Dionisio e la grotta dei Cordari; il teatro greco e la via dei sepolcri che conduce sulla sommità del Colle Temenite; la tomba di Archimede che, a dispetto della sua attribuzione all’illustre scienziato siracusano, è un colombario di età romana.

Tappa obbligata, in questo percorso delle meraviglie, il Museo archeologico regionale Paolo Orsi.

Epipoli, l’ampio pianoro che Tucidide considerava della massima importanza strategica, vitale per la sicurezza della città, si chiamava così «per il suo essere – scrive lo storico ateniese – soprastante la città più di ogni altro». Da qui si dominavano, infatti, Ortigia e i due porti di Siracusa e si potevano osservare i movimenti di truppe e di navi in ogni direzione. In questa parte della città è ancora oggi possibile ammirare il Castello Eurialo, la fortificazione costruita da Dionigi il Vecchio.