Alla scoperta dei vitigni autoctoni siciliani: l’Albanello

In Sicilia, il vitigno Albanello era quasi scomparso. Fu riscoperto - se così si può dire - da Mario Soldati negli anni ‘60: mentre viaggiava alla scoperta dei vitigni italiani tipici e delle tradizioni vinicole del nostro paese, fece tappa a Siracusa, dove s’imbattè nei due famosi “carichi”: il Moscato di Siracusa e l’Albanello, vitigni di pregio della nostra isola insieme al Nero d'Avola.
Alla scoperta dei vitigni autoctoni siciliani l’Albanello

Viaggio tra i vitigni autoctoni siciliani:
breve storia dell'Albanello

13 settembre 2019 – Qualcuno sosteneva fosse ormai scomparso, altri lo consideravano un vitigno quasi leggendario, dalle misteriose origini ormai perse tra le ingarbugliate maglie del tempo. In effetti, l’Albanello è uno dei vitigni autoctoni italiani meno conosciuti e, di conseguenza, anche meno valorizzati. Era sparito dalla circolazione per un po’, ma possiamo dire con orgoglio di averlo recuperato e che, dai circa due ettari di vigneti piantati nel 1998 nei vigneti della nostra cantina, produciamo un ottimo vino bianco, il Pretiosa: un Albanello in purezza, di cui siamo unici produttori in Sicilia.

Un vitigno autoctono che ci ha sempre incuriositi oltre che affascinati, non solo per le caratteristiche organolettiche della sue uve bianche e per i profumi che sprigiona il vino una volta nel bicchiere: da quel poco che sappiamo e che ricaviamo dalle sparute fonti sull’argomento, nonostante il suo enorme potenziale, l’Albanello non è mai stato coltivato in maniera intensiva.

Tra i vitigni antichi della nostra terra, l’Albanello è menzionato nel ‘700 come una varietà di vitigni storici di grande valore, tipica del territorio siracusano. Già allora se ne ricavavano vini bianchi molto ricercati, ma difficili da reperire e oltremodo costosi. Giuseppe Rovasenda, enologo ottocentesco e autore di un’Ampelografia italiana, annoverò l’Albanello tra i “migliori vini liquorosi”, giudizio cui si aggiunse, nel 1879, poi quello di Giovanni Briosi, altro illustre enologo: “l’Albanello non è molto noto in commercio, specialmente all’estero, e pure si potrebbe con esso ricavare il migliore vino asciutto di tutta la Sicilia”.

È il racconto di Mario Soldati a darci ulteriori informazioni: a Siracusa, il primo produttore di Albanello di cui abbiamo notizia era la nobile famiglia Landolina che, nel 1712, coltivava e vendemmiava uve di questo vitigno insieme alla famiglia Grillo. Un altro importante e storico produttore fu la Cantina Aretusa e, fino al 1950, era la Cantina Sperimentale di Noto che – stando alle parole dello direttore Corrado Montoneri, pronunciate nel 1905, in occasione dell’inaugurazione della Cantina Sociale Cooperativa di Vittoria – imbottigliava “bianchi principalmente, come l’Albanello della R. Cantina di Noto, ch’è già̀ conosciuto ed apprezzato, che si può̀ ricavare agevolmente dall’ uva omonima, esclusività della plaga, e che sarà̀ ben accetto in più̀ posti… Albanello ch’ è l’orgoglio del mio Istituto”.

Albanello, la preziosa eredità di un vitigno autoctono che rischiava di scomparire

In un vecchio articolo del Corriere Vinicolo del 1958 – “Vini da leggenda” – si racconta di questo misterioso vitigno a bacca bianca che “nacque sul fiorire dell’alba, per rallegrare la partenza di un crociato, poiché i familiari non potevano brindare perché privi di vino”.
Negli anni ‘60, Luigi Veronelli descrive l’Albanello come un vino a elevata gradazione alcolica e ne ribadisce l’elevato costo: sembra che una bottiglia potesse costare quanto un Barolo molto pregiato.
Nel 1978, il giornalista siciliano Giuseppe Coria, esperto di storia gastronomica e vinicola della Sicilia (autore di “Grandi vini di Sicilia” e “Profumi di Sicilia”) ebbe a degustare un Albanello del 1946 e lo descrisse “come uno dei vini bianchi più longevi, con capacità di invecchiamento fino a cento anni”.
In anni più recenti, c’è stato un tentativo di creare una DOC per la tutela e la valorizzazione dell’Albanello, purtroppo fallita a causa della limitata produzione di vini da questo vitigno autoctono.

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Cantine Gulino
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