La mostarda di uva, dolce tipico della vendemmia

Il profumo del mosto d’uva ci riporta indietro nel tempo. A quelle antiche e genuine tradizioni contadine che sopravvivono ancora nei canti popolari, nei ricordi di chi ha qualche anno in più, nel cibo che, come il vino, è vivo puntello a queste caduche memorie, capace di tratteggiare con gli aromi e i sapori di un tempo andato, le usanze di un passato ormai dimenticato. Tempo di vendemmia, tempo dei dolci tipici di questo periodo: la mostarda di uva e i lolli di mosto.
La mostarda di uva dolce tipico della vendemmia - Cantine Gulino

La mostarda di uva, i lolli di mosto: con la vendemmia tornano i sapori del passato

Settembre. Siamo, ormai, nel vivo della vendemmia 2020.

Procediamo, con il ritmo lento di fine estate, verso la stagione autunnale.
All’appello, manca solo la raccolta del Nero d’Avola che, solitamente, avviene a settembre inoltrato. Il lavoro comincia pian piano a spostarsi all’interno della cantina con le operazioni preliminari di diraspatura, pigiatura dell’uva e, soprattutto, con la produzione del mosto d’uva
Comincia la vinificazione, il processo che trasformerà l’uva raccolta in vino e che ci accompagnerà nei mesi a venire.

La vendemmia, il profumo dell’uva appena raccolta, gli odori tipici di questo particolare periodo richiamano l’antica tradizione contadina siciliana, quando il momento fatidico della raccolta dell’uva era una festa che accomunava, univa e coinvolgeva intere famiglie e perfino villaggi.
Un momento di gioia in cui la generosità della natura e la dura fatica dell’uomo meritavano un’adeguata celebrazione e ricompensa.

“Nel palmento – è il vivo racconto del giornalista e storico Bruno Villari – dove si versavano i cofani ricolmi, gruppi di ragazzi volontari, i piedi nudi e i calzoni rimboccati fino alle cosce, si divertivano a pestare aritmicamente sui mucchi d’uva. Poco dopo un fiotto di mosto denso e scuro si scaricava nella vasca sottostante insieme a raspi e manciate di chicchi. I vicoli del villaggio odoravano di mosto e dolciastro. I muri delle case si coloravano di rosa e anche le persone portavano sui calzoni e sulle camicie le inconfondibili macchie di mosto. Le mosche infestavano i palmenti e segnavano il tracciato dove passavano i ‘cofinara’ e gli ‘utrara’ che trasportavano il mosto dal palmento alle cantine in contenitori di pelle di capra”.

Nei giorni della pigiatura dell’uva, ovunque si spandeva il profumo del mosto.
Una parte di esso, adeguatamente cotto, diveniva ingrediente e condimento per tante e diverse preparazioni tradizionali, semplici e gustose, come la mostarda di uva e i lolli di mosto, detti anche “cucureddi”.

La mostarda di uva

 

Un dolce povero che è parte delle tante e preziose tradizioni popolari della Sicilia.
Una specialità tipica contadina, in particolare della zona dei Monti Iblei.
La mostarda di mosto d’uva era detta anche “mustata ri vinu cuottu” perché si preparava utilizzando una parte del mosto ricavato dalla spremitura delle uve dopo la vendemmia.
Il mosto, a cui veniva aggiunta della cenere bianca, doveva riposare almeno un giorno.
La cenere era ricavata dal legno di due alberi molto diffusi sui Monti Iblei: ulivo e carrubbo.
Dopo la filtratura, al mosto si aggiungeva la farina. Il composto veniva così bollito e, quando è sufficientemente addensato, versato in stampini con l’aggiunta di granella di mandorle tostate.

Vi consigliamo di gustare la mostarda di uva abbinando un buon Moscato di Siracusa, come il nostro Don Nuzzo!

I lolli di mosto o “cucureddi”

 

Nel ragusano, invece, il mosto cotto era ingrediente di un’altro dolce tipico della zona e del periodo della vendemmia: i lolli di mosto, la cui preparazione richiedeva almeno due giorni.
Simili a gnocchetti sardi o cavatelli, si ottenevano impastando la farina di grano duro con il vino cotto e cioè con il mosto appena spremuto e bollito per almeno un’ora insieme a un cucchiaio di cenere per litro.

Per questo motivo, nel modicano, erano anche detti “lolli ‘nto mustu ancinniratu”.

Raffreddato per almeno un giorno e finemente filtrato, lo si faceva bollire nuovamente per accogliere i lolli appena preparati, da condire una volta raffreddato il composto, con una spolverata di mandorle tritate o buccia di limone o di arancia grattugiata.

Ti è piaciuto questo articolo?

Condividi su Facebook
Condividi su Linkedin
Condividi su Pinterest
Condividi su Twitter
Condividi su Whatsapp
Condividi su Telegram
RIMANIAMO IN CONTATTO!
Abbiamo una favolosa Newsletter che attende solo te!
Semplice, ricca, colorata e rispettosa della tua Privacy.
Che aspetti? Pochi clic e il gioco è fatto!