Vino per dolce: cosa abbiniamo al nostro vino Moscato?

Vino per dolce cosa abbiniamo al nostro vino Moscato - Cantine Gulino
Sembra un argomento per pochi eletti, esperti conoscitori di regole per i più misteriose. Eppure, ciascuno di noi, in cucina cerca spontaneamente di valorizzare gli alimenti e le proprie preparazioni combinando tra di loro quelli che si sposano meglio. La scelta di un buon vino, poi, è la classica ciliegina sulla torta: arricchisce l’esperienza ed esalta i sapori, moltiplicando il gusto.

Consigli di abbinamento cibo vino: quale vino con il dolce?

15 Marzo 2020 – Il vino è sempre stato usato in cucina e il rapporto con il cibo è antico, atavico.
Si conservavano le carni, nel vino. Quando non si potevano consumare subito e in un’unica soluzione, oltre al sale si ricorreva anche al vino, soprattutto perché l’acidità e la componente alcolica di quest’ultimo le preservava dalla decomposizione.
Si è sempre usato per cucinare, come ingrediente nella preparazione di numerose pietanze.
A tavola, poi, abbinare un buon vino al cibo ne esalta il gusto e il sapore, impreziosisce il banchetto. Chi si occupa di vino e cibo per mestiere sa bene quanto sia importante trovare la perfetta armonia per valorizzare la bevanda, con la sua storia, i suoi aromi, le sue caratteristiche – che sia un vino bianco, un vino rosso o un vino da dessert – e gli ingredienti utilizzati in cucina per comporre i piatti, dai più semplici a quelli più ricercati e sofisticati.

Oltre ai principi di base dell’abbinamento cibo vino – contrasto e concordanza – un altro precetto, che ci tocca da vicino essendo produttori locali, è di valorizzare i piatti della cucina tipica regionale insieme ai vini dello stesso territorio, per creare una simbiosi unica e avvolgente, come un racconto che coinvolge nel profondo e in cui il carattere del territorio emerge con forza come guida attraverso i sapori e i profumi che ne sono elemento distintivo.

L’abbinamento che vi proponiamo oggi utilizza il criterio della concordanza e, quindi, similitudine di sapori, e quello della territorialità: abbiamo scelto il nostro Moscato di Siracusa Don Nuzzo e il re della pasticceria siciliana, il cannolo alla ricotta.

Soprattutto nella stagione più fresca (la ricotta è un ingrediente molto sensibile alle temperature elevate e al caldo estivo) sorprendiamo i nostri ospiti, a conclusione della degustazione, servendo Moscato di Siracusa insieme ai cannoli siciliani.

Dolce chiama altro dolce, un tripudio di dolcezza e zucchero che ben si presta a essere accostata a un vino dolce, anche a un passito, molto aromatico e dai profumi intensi e gusto persistente.
L’abbinamento tra i cannoli siciliani e il Moscato di Siracusa è un classico abbinamento per concordanza che permette di apprezzare la bontà di un dolce assolutamente tipico della nostra terra e il gusto di un vino siracusano che, come il cannolo, ha una storia antica.

Vino Moscato di Siracusa e dolce tipico: dove nasce il cannolo siciliano?

Se il Moscato di Siracusa vanta, come antenato, il vino cui Pollis, leggendario re di Siracusa, diede il suo nome in un lontano passato, le origini del cannolo siciliano pare risalgano agli arabi.

Ma più gradito di qualunque altro cibo carnevalesco è il cannolu, boccone ghiotto di popolani, di borghesi e di nobili, desiderato dai poveri e dai ricchi.
Giuseppe Pitrè

Il cannolo siciliano piace a tutti, senza distinzione di classe sociale: è un dolce tradizionale e democratico, nelle parole del Pitrè. Sarà, forse, per quella cialda così croccante e fragrante, per la ricotta dolce e cremosa, puntellata di canditi o di gocce di cioccolato. Ogni zona della sua Sicilia ha la sua variante.
Sì, perché se il cannolo siciliano per eccellenza è quello di Piana degli Albanesi (a circa 40 km da Palermo), in ogni parte della Sicilia i pasticceri aggiungono qualcosa di diverso, un tocco caratteristico per raccontare, attraverso la sicilianità del cannolo, la storia dei loro territori: nella Sicilia occidentale, per esempio, si usa guarnire il cannolo con una ciliegia o scorzette d’arancia candita; in quella occidentale, invece, si usa la granella di pistacchio o di nocciole. La ricotta deve essere rigorosamente di pecora.

A Siracusa, il cannolo è semplice, con una spruzzata di zucchero a velo sopra.
Il nome “cannolo” deriva dalle canne di fiume intorno a cui, in passato, si usava avvolgere la pasta dell’involucro esterno. Sarebbe nato, secondo la leggenda, nella città siciliana di Caltanissetta che, in lingua araba, significa “Castello delle donne” ed era sede, nel periodo arabo, di diversi harem appartenenti a emiri saraceni: le favorite di uno di essi si sarebbero cimentate nella creazione di questo dolce particolare. 

Si racconta anche che, sempre a Caltanissetta, le suore di un convento di clausura avrebbero dato vita al cannolo siciliano, riprendendo una ricetta araba.

La verità, forse, sta in mezzo: con la fine della dominazione araba in Sicilia, all’arrivo dei Normanni, gli harem si svuotarono e molte donne si convertirono alla fede cristiana. Una di esse, ritiratasi in monastero, avrebbe tramandato la ricetta del cannolo alle sorelle.
Sarebbero state, dunque, le suore a inventare il tipico dolce siciliano, caratterizzato dalla “scorcia”, l’involucro ripieno di ricotta lavorata con lo zucchero e decorato con canditi.
Qualcuno sostiene anche che il suo diretto antenato fosse un dolce a forma di banana, sperimentato e descritto da Cicerone durante il suo incarico di questore in Sicilia: tubus farinarius, dulcissimo, edulio ex lacte factus.
Le origini del cannolo siciliano sembrano comunque arabe: questi ultimi erano, infatti, anche abili pasticceri e iniziarono a lavorare la ricotta di pecora, che già si produceva in Sicilia, insieme ad altri ingredienti come i canditi, a mescolarla con altri aromi, a sperimentare l’accoppiata tra zucchero e ricotta che, nella tradizione siciliana, si sarebbe rivelata vincente.

Sempre in tema di ricotta e di dolci siciliani da abbinare al nostro Moscato di Siracusa, si avvicina il 19 marzo, festa di San Giuseppe. In Sicilia, la tradizione vuole che si preparino le “sfinci di San Giuseppe”, dolci di origine forse araba – “sfang”, frittella – oppure romana – “spongia”, spugna, per la morbidezza della pasta – e ripieni di ricotta con cui si farcisce una pasta ottenuta mescolando farina, acqua e lievito.

L’abbinamento consigliato? Un ottimo vino passito Jaraya, Moscato di Siracusa

 

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