Don Nuzzo, vino Moscato di Siracusa DOC, è illustre epigono di una tradizione lunga più di duemila anni che si perpetua intessendo tra loro storia, mito e cultura, proprio come in un calice di vino si mescolano profumi e sapori diversi. Nell’anno, il 2017, in cui Siracusa festeggia i 2750 anni dalla sua fondazione, il Moscato Don Nuzzo è vino ufficiale delle celebrazioni.

Dall’antico Pollio ai giorni nostri: l’eterna giovinezza del vino Moscato di Siracusa

Il Moscato di Siracusa è uno dei pochi vini a vantare una genealogia certa: il suo diretto antenato è il vino Pollio, così chiamato dal tiranno siracusano Pollis che, per primo, introdusse a Siracusa la vite biblina (proveniente dai monti Biblini, in Tracia). Scrive Saverio Landolina Nava, storiografo ed enologo vissuto a cavallo tra il ‘700 e l’800, che «il nome Pollio fu dato in Siracusa a quello stesso vino altrove chiamato Biblino» e che egli identificò con il Moscato di Siracusa perché, confrontando le relative tecniche enologiche moderne con quelle descritte da Omero, Esiodo e Plinio, esse risultavano simili. La sua intuizione, quindi, fa risalire le origini del Moscato di Siracusa all’VIII-VII sec. a. C., quando i Corinzi di Archia giunsero sulle coste siracusane e qui fondarono la città, 2750 anni fa.
Il Moscato di Siracusa è, dunque, il vino più antico d’Italia, forse anche d’Europa.
Dionigi I (432-367 a. C.), tiranno di Siracusa, istituì addirittura un fondo, destinato a uso e consumo della reggia, per la coltivazione delle uve di Moscato.
Plinio il Vecchio definì l’uva Moscato “apiana”, tanta era la sua dolcezza che richiamava, appunto, le api.
Per lo storico latino Eliano, «laudatissimus erat Syracusanis Poliumvinum».
Dal 1200 in poi, il Moscato entrò nelle prime opere in lingua italiana, a indicare quei vini dolci e aromatici prediletti dalle classi sociali più elevate in Sicilia.

Ne troviamo citazione in diversi componimenti burleschi siciliani del 1500, che ne esaltavano qualità e virtù, e in numerosi documenti testamentari del periodo, in cui il territorio della “Fanusa” era indicato come specifico per la produzione di vino Moscato. Lo storico Fazello, il primo a intravvedere il legame con l’antico Pollio, ne parla come di un vino «dolce, di grato odore e soavissimo».

Le navi del Re Sole (1643-1715) approdavano nel porto di Ortigia per rifornirsi di vino Moscato.
Alexandre Dumas inserì i «moscati bianchi e rossi di Siracusa» nel suo grande Dizionario di cucina (1873) tra i vini liquorosi più famosi. Nel suo romanzo I tre moschettieri, i protagonisti brindano con Moscato di Siracusa; il conte di Montecristo, nell’omonimo romanzo, lo offre regolarmente ai suoi ospiti.
Eppure, per un certo periodo di tempo, la produzione di vino Moscato, in Sicilia e in particolare nel siracusano, subì una battuta d’arresto. L’epidemia di fillossera – un parassita che aggredisce le radici delle viti – diffusasi nel corso del XIX sec. in Francia, flagellò l’Europa e l’Italia, minacciando seriamente la viticoltura europea e decimando la produzione vitivinicola italiana: alcuni vitigni autoctoni resistettero, di altri si persero le tracce. In Sicilia, la superficie coltivata a vite si ridusse da 320.000 ettari a 175.000. E quando, nel 1884, la fillossera giunse nel siracusano, i vitigni di Moscato ne furono vittime eccellenti: la produzione declinò irrimediabilmente; nel 1960 – stando a quanto riportato da Bruno Pastena – erano pochissimi i vigneti di uve Moscato nel territorio compreso tra Siracusa e Floridia.

L’anno di svolta? Il 1973, quando fu approvato il disciplinare di produzione della DOC del Moscato di Siracusa. Ma solo a partire dagli anni Novanta i vitigni di Moscato iniziarono a ripopolare il territorio siracusano, restituendo a questo vino dolce e profumato il posto che gli spetta nella storia e nell’enogastronomia.

Il vino Moscato di Siracusa, «sintesi dei colori e degli odori della nostra città».

Dall’antico Pollio ai giorni nostri l’eterna giovinezza del vino Moscato di SiracusaInsieme al Comitato Siracusa 2750, responsabile delle celebrazioni di questo importante anniversario per il capoluogo aretuseo, con il vino Moscato Don Nuzzo le Cantine Gulino valorizzano uno dei prodotti più importanti e antichi del territorio.
«Qui dentro ci sono i colori e gli odori della nostra città» – ha detto Pucci Piccione, Presidente del Comitato, durante la conferenza stampa di presentazione tenutasi il 30 maggio 2017. «Il Moscato rappresenta un pezzo di patrimonio della nostra storia. Offre la possibilità di promuovere bellezza e sensazioni. L’enogastronomia è dentro queste celebrazioni perché attraverso queste ricchezze riusciamo a raccontare la storia della nostra città. Grazie alle Cantine Gulino rinnoviamo questa bellezza e affidiamo a queste preziose bottiglie il logo delle celebrazioni».
«Ringrazio le Cantine Gulino per aver sposato il progetto, – ha commentato il vice sindaco di Siracusa Francesco Italia – testimonianza di come l’anniversario sia entrato nel sentire comune dei siracusani dalle istituzioni alle associazioni sportive agli imprenditori».

 

Riferimenti bibliografici:

Accademia italiana della cucina, Il Moscato di Siracusa, 2009
Cettina Voza, La vite di Archimede, 2010.