Chi ha inventato l’aperitivo?

Chi ha inventato l’aperitivo - Cantine Gulino
Un calice di vino, assaggi di cibi locali da abbinare, una buona compagnia. È la ricetta perfetta dell’aperitivo, un rituale ormai consolidato, un’abitudine diffusa, una tradizione italiana che si ripete soprattutto durante i fine settimana e l’estate, quando ci si può rilassare all’aria aperta godendo di uno splendido tramonto sul mare. Vi siete mai chiesti, però, quando e perché nasce l’aperitivo?

Che cosa s’intende per aperitivo?

Il termine deriva dal latino “aperitivus”, “che apre”.
L’aperitivo è, infatti, una bevanda, di solito alcolica, che anticipa il pasto, si consuma prima del pranzo o della cena, solletica il nostro appetito prima di andare a tavola.
Si consuma, in genere, tra le 18 e le 20, a conclusione di una giornata di lavoro o semplicemente per trascorrere, soprattutto durante il fine settimana, un paio d’ore in tranquillità.

Come nasce l’aperitivo: il vinum ippocraticum

L’aperitivo è un rito moderno che affonda le sue radici nell’antichità, se è vero che ne rintracciamo una prima menzione nel IV canto dell’Odissea: Menelao ed Elena accolgono Telemaco, figlio di Ulisse, a Sparta. Elena, per l’occasione, prepara una bevanda a base di vino in cui infonde un “farmaco, ch’ira e dolore scacciava, che dava l’oblio d’ogni male”, per sollevare gli animi dal doloroso ricordo dell’amico e proseguire con il banchetto.
Nel IV sec. a. C., il padre della Medicina Ippocrate era solito somministrare una bevanda amara, conosciuta come vinum ippocraticum, una miscela di vino bianco con fiori di dittamo macerati, ruta e assenzio, ai pazienti con problemi di inappetenza. Il dittamo, infatti, è una pianta aromatica conosciuta e utilizzata anche nell’antichità per le sue proprietà diuretiche, digestive, antibatteriche, calmanti.

Il vinum ippocraticum trovò spazio anche tra i Romani, che ne mitigarono il sapore amarognolo con l’aggiunta di salvia e rosmarino, dando così vita al vinum absinthiatum. Era già consuetudine, infatti, addolcire vini considerati troppo aspri con aromi e spezie, come il mulsum, diffuso nella Roma antica, una bevanda a base di vino e miele, ricordata da Apicio, che si consumava anche per stimolare l’appetito e favorire la digestione. Il mulsum si serviva durante la gustatio, un’usanza dei Romani di anticipare i banchetti più sontuosi con bevande alcoliche e gustose vivande che Cicerone chiama promulsis: si servivano ortaggi con salse piccanti e agrodolci, verdure crude, salsiccia, ostriche e frutti di mare, uova sode.

L’aperitivo dolce del Medioevo

Nel Medioevo si utilizzavano spesso spezie da masticare così com’erano prima dei pasti per stimolare l’appetito e aiutare la digestione. Frequente era l’uso di servire frutta candita o zuccherata, nella convinzione che il sapore dolce favorisse l’appetito, oppure coppe di vino dolce e profumato, fidando nella capacità dell’alcol di facilitare il pasto e la socializzazione.
Quando si comprese che con le sostanze amare si stimolava con più efficacia il senso di fame, si cominciò a servire vini aromatizzati con noce moscata, rabarbaro, mirra, chiodi di garofano, cannella, fino ad arrivare al semplice bicchiere di vino prima del pasto come usanza comune.
Alla fine del Settecento l’abitudine dell’aperitivo si legò alla “moda” di frequentare i caffè delle grandi città d’Italia. Ed è proprio a Torino che, nel 1786, il distillatore Antonio Benedetto Campano iniziò a produrre il Vermut, un vino bianco aromatizzato con un infuso di erbe e spezie. Il suo successo fu tale da conquistare il re Vittorio Emanuele II, che lo nominò aperitivo ufficiale di corte, e i piemontesi, ammaliati dalla nuova bevanda, presero l’abitudine di gustarla insieme a stuzzichini locali prima del pasto.

L’aperitivo tra 800 e 900: nascono il Campari e il Martin

Nel 1815, il farmacista bolognese Ausano Ramazzotti creò l’omonimo amaro, il primo liquore da aperitivo senza vino e a base di trentatré erbe; nel 1862, Gaspare Campari, lanciò nel suo caffè alla galleria di Milano un nuovo aperitivo amaro, il bitter (“amaro” in tedesco), accompagnato da stuzzichini.

Il produttore di vini Alessandro Martini, invece, nel 1863 fonda con il liquorista Luigi Rossi il celebre marchio “Martini”. Uniscono al Moscato di Canelli diverse spezie per dare vita all’ormai famoso Martini bianco e, in breve tempo, il Martini divenne per i torinesi l’aperitivo per eccellenza, amabilmente consumato prima di cena con qualche goloso stuzzichino per stimolare l’appetito e ammortizzare il contenuto alcolico della bevanda.

Che vino si beve con l’aperitivo?

Vini bianchi secchi, freschi e aromatici, come lo Chardonnay o il Moscato, oppure vini rossi mediamente corposi, come il Syrah, perfetti insieme a stuzzichini particolarmente ricchi e saporiti: il vino, specialmente se tipico del territorio, è un grande protagonista dell’aperitivo e, in più, vi accompagna alla scoperta delle nostre tradizioni vinicole più caratteristiche e vi fa vivere un’esperienza di gusto unica grazie agli abbinamenti con le preparazioni gastronomiche più sfiziose o tipiche.

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