Vini tipici siciliani: Siracusa e l’antico vino Pollio

Territorio, suolo, clima, tradizioni. La viticoltura in Sicilia è il ritratto di una terra estremamente varia e il vino siciliano eccezionale cantore della sua bellezza. Luogo di approdo e di incontro al centro del Mediterraneo, storie, vite e usanze di popoli si sono sedimentate e hanno dato vita a una stratificazione culturale unica che, ancora oggi, ci parla attraverso i nostri vini.
Vini tipici siciliani Sairacusa e l'antico vino Pollio - Cantine Gulino

I vini tipici siciliani, il sud-est della Sicilia e il territorio siracusano.

In Sicilia, mare, collina e montagna s’incontrano, convivono, si scrutano da lontano.
Un unicum dalle mille sfaccettature, angolazioni diverse da cui osservare un paesaggio mutevole in cui trovano dimora sapori antichi, fragranze e aromi che anticipano un’immersione senza tempo nella sua cultura e storia millenaria.
Tutto questo si riflette in una varietà di terroir da cui nascono i migliori vini siciliani, figli della Sicilia più autentica e tradizionale. Ma è come se l’isola fosse divisa in due parti: quella occidentale, in cui la superficie coltivata a vite è maggiore e il paesaggio è fortemente caratterizzato dalla presenza di vigneti; la parte orientale, in cui prevale il pascolo, la coltivazione del grano, gli ulivi e i vigneti fanno capolino accanto agli agrumeti.

Quasi una propaggine nel Mediterraneo che incontra il continente africano, la parte sud-orientale della Sicilia ha caratteristiche completamente diverse dal resto dell’isola. Nella zona del siracusano in particolare, basse colline e pianure abbracciano il massiccio altopiano degli Iblei, i monti più meridionali d’Italia.
Dal punto di vista geologico, però, l’area Iblea si considera la parte più settentrionale della placca africana che, proprio in Sicilia, incontra quella europea.
Per questo motivo gli Iblei sono considerati una sorta di micro-placca con caratteristiche proprie e uniche, che determinano in termini di viticoltura un terroir altrettanto peculiare. Gli Iblei sono formati da rocce sedimentarie calcaree e vulcaniche. A ciò si aggiunge – contrariamente a quello che si può pensare sulla “terra più assolata d’Italia” – la straordinaria ricchezza di acqua, testimoniata dalle profonde fenditure nella roccia, causate dall’erosione nel corso dei secoli, veri e propri “canyon” che caratterizzano tutta la zona (Pantalica, Cavagrande del Cassibile, Cava d’Ispica).
Terreni che assorbono l’acqua durante le piogge e rilasciano lentamente umidità e minerali, nutrimento costante da cui le piante di vite traggono vita e le uve la sapidità che le caratterizza; il clima tipicamente mediterraneo, con i suoi periodi caldo-asciutti e le piogge nei mesi autunnali e invernali; la vicinanza del mare che, con la sua brezza salmastra, mitiga le temperature e crea per la vite un microclima davvero eccezionale. Tutte queste caratteristiche pedoclimatiche del territorio favoriscono una viticoltura di qualità e spiegano perché tale attività sia stata praticata fin dall’antichità.

Vini siciliani famosi: la Casa Vinicola Aretusa e il Pollio siracusano.

“Parto per un viaggio alla ricerca di vini genuini”.

Com’è felice l’esordio con cui Mario Soldati – nel libro “Vino al vino” – inizia a raccontare il suo “viaggio di assaggio” attraverso l’Italia, che lo porterà anche nelle provincie di Catania, Siracusa e Palermo alla scoperta dei vini di Sicilia più caratteristici. Di certo era ben consapevole che l’Italia fosse uno dei maggiori produttori di vino al mondo, che questo primato derivasse dall’estrema varietà del suo territorio, delle specie vinicole coltivate e della produzione di importanti vini tipici.

Quando giunse a Siracusa, Mario Soldati incontrò Giovanni Bonvicino.
Scherzava con lui, lo chiamava “lo Sceriffo”. Perché era un uomo solido, robusto, con i capelli “all’umberto” e i baffi “all’americana”.

Grande appassionato di vino, a Siracusa Bonvicino gestiva la prestigiosa Casa Vinicola Aretusa, importante realtà produttiva del territorio siracusano che, negli anni Cinquanta e Sessanta, impiegava circa 15-20 persone, con un moderno e attrezzato stabilimento in cui si lavoravano 1.200 bottiglie di vino l’ora. L’enologo e i due capocantina provenivano dalla zona di Marsala.

La famiglia era di origine padovana, ma il padre di Giovanni, originario del borgo montano di Buscemi (Siracusa), si spostava continuamente per via del suo lavoro come ufficiale della Milizia (MVSN).
Quando ottenne l’incarico di Console Comandante della 167a Legione Etna, tutta la famiglia si trasferì a Catania. Qui Giovanni si diplomò al Liceo scientifico e subito dopo iniziò un percorso universitario alla Facoltà di Agraria dell’Università di Napoli. Durante la Seconda Guerra Mondiale si arruolò come volontario. Rinunciò alla laurea in Agraria, ma l’amore e la passione per la terra e i suoi frutti si consolidò quando iniziò a lavorare come il padre per la vendita all’ingrosso di liquori e prodotti alimentari.
Complice una gita sull’Etna, incontrò Maria Interlandi Pizzuti e fu amore a prima vista.
La giovane nobildonna siracusana apparteneva alla famiglia dei Landolina e discendeva dal celebre studioso Saverio Landolina Nava, il primo a scoprire che il Moscato di Siracusa prodotto ai suoi tempi altro non era che il diretto discendente dell’antico vino Pollio siracusano.
Tra i documenti dell’illustre antenato, la moglie di Bonvicino ritrovò la ricetta del vino Pollio, di cui Bonvicino non solo rinnovò la produzione e l’antica tradizione vinicola siracusana, ma ne elevò notevolmente la qualità: tanti erano i commerciali in giro per l’Italia a vendere i vini della Casa Vinicola Aretusa; quello di Roma era un nobile e girava su una berlina guidata da un autista.

L’incontro con Giovanni Bonvicino si impresse nella memoria di Soldati: prima la visita alle vigne di Moscato, presso la Torre Landolina di Contrada Laganelli a Siracusa, un’antica torre saracena da scolta
immersa tra vigneti, campi di grano, uliveti e agrumeti; poi l’assaggio dei vini e la scoperta del Moscato di Siracusa attraverso una bottiglia di “Pollio siracusano” del 1962

“Non è un vero passito” – conclude lo Sceriffo: “troppo breve è il tempo dell’appassimento. Non assomiglia a nessun altro passito italiano: soltanto ai francesi Lumel e Frontignan, e al portoghese Setubal. Lì per lì, a questi nomi, e più, forse, al tono perentorio con cui lo Sceriffo li fa esplodere, restai allibito. Poi, con calma, a Milano, vedo che sono nomi citati dal Garoglio, appunto nella descrizione del Moscato di Siracusa.”

“Vini tipici siciliani” recitavano le splendide etichette che vestivano i vini della Casa Vinicola Aretusa. Piccoli dipinti, come quella del “Vino Pollio liquoroso”, l’antico Moscato di Siracusa, un’eccellenza tra le eccellenze nella sintesi perfetta di storia, archeologia e natura che l’etichetta apertamente richiamava.
I vini siciliani pregiati che la casa Aretusa produceva a Siracusa erano molto richiesti a Palermo: la Regione Siciliana li chiedeva per eventi e occasioni importanti.

La Casa Vinicola chiuse i battenti nel 1971, ma il sogno dei fondatori di recuperare e valorizzare gli antichi vitigni siracusani vive ancora oggi e si fa più vivido ogni volta che ci lasciamo conquistare da un calice del nostro “muscateddu”siracusano.

Bibliografia
Rivista I Siracusani, , pp. 27-29, Settembre – Ottobre 2000, Anno V, n. 27, Editore Morrone.

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